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Blog L'Altra Phonte

Resistenza evolutiva

 

E’ trascorso quasi un anno da quando ho incontrato per la prima volta il Direttore di Trasportare Oggi in Europa. L’occasione è stata servita dagli organizzatori di Transpotec 2013, e Luca Barassi l’ha colta. L’esperienza con TOE è iniziata per curiosità ed un pizzico di vezzo; è stato impegnativo per carenza di competenza, gratificante come lo è sempre mettersi in gioco ed avvincente come lo sono tutte le novità. Consentitemi ora di ringraziarlo pubblicamente e fare una riflessione. I giornali li leggiamo tutti, quasi tutti, ma quanti di noi dopo aver letto di una notizia si accertano del reale svolgimento dei fatti? Quanti si accontentano di una sola versione? E quanti ancora mettono in dubbio la veridicità di una informazione sempre, comunque e a prescindere dalla fonte? Dall’avvento e diffusione dei social network, da quando chiunque ha accesso a strumenti atti alla divulgazione delle informazioni, come è cambiata la posizione dei media? E la nostra?

 

 

 

Prendo in esame l’ultimo degli eventi di cui hanno trattato tutte le riviste del nostro settore, il fermo del 9 dicembre scorso, proclamato e sospeso e riproclamato e risospeso ed infine soltanto inscenato dalle associazioni indipendenti degli autotrasportatori, accodati ai Forconi. Innanzitutto vorrei suggerire alla categoria maschile, che governa e conduce il nostro sistema, che tutto quel “tira e molla” è intrigante anche per gli atti meno collettivi, ma che preliminari troppo prolungati rischiano di raffreddare gli animi e soprattutto, è fondamentale che non deludano le aspettative decantate, con un flop di quell’entità! Fatene tesoro.

 

In secondo luogo, vorrei invitare coloro che hanno coordinato le trattative e negoziato gli accordi, ad imparare a chiamare le cose con il loro nome e di non usare la denominazione di “categoria degli autotrasportatori” per difendere gli interessi di quelle da cui sono soggiogati. E badate, non sostengo certamente di “non farlo” ma soltanto di “dirlo”. Per chiarezza. Correttezza. Senso civico. E dignità!

 

 

 

Io sono fra quelli che hanno seguito la vicenda dall’inizio, l’ho osservata avida e imparziale da diverse prospettive: da fuori, da dentro, da sopra e da sotto. Ho vestito almeno tre panni e mi sono esposta in prima persona, anche un po’ ingenuamente. Ci ho messo la faccia, che per qualcuno è solo la mia, ma a me è cara perché ne ho una soltanto. Le mie conclusioni? Confesso Signori di essere profondamente affranta e di non vedere altra via d’uscita per le nostre aziende, settore e/o Paese, che la rieducazione culturale dell’individuo, uno per uno.

 

Molto brevemente: cosa succedeva il 9 dicembre? I media erano tutti allineati e le versioni abbastanza coincidenti. Ufficialmente erano i Forconi a guidare la manifestazione e Trasportounito, in concerto con essi, a promuovere il blocco degli autotrasportatori. Il primo giorno qualche sommossa a Torino, poca agitazione e tanta solidale partecipazione. Nessuno di noi dimenticherà i titoli e gli scatti dedicati ai poliziotti in marcia senza caschi. Comunque sono indelebili per chi, come me, era presente nel luglio del 2001 a Genova, quando la polizia caricava indistintamente folle di giovani pericolosamente armati di striscioni, canti e borracce, chiazzate di dubbi black block stereotipati. Le cose cambiano, anche naturalmente, per fortuna. Resistiamo ma ci evolviamo.…basta non avere fretta…

 

Ma torniamo ad oggi e a noi. Chi c’era il 9? E cosa se ne diceva? Nelle piazze c’erano gli studenti, gli operai, gli imprenditori e i commercianti, c’erano i disoccupati e c’erano moltissime donne, tante vestite da Italia. Sapete cosa li teneva insieme? I social network e le chat line, come whatsapp per intenderci. Nei concentramenti sulle uscite dei caselli autostradali c’erano gli stessi, distribuivano volantini ad automobilisti e trasportatori più volentieri e chiedevano loro di intrattenersi qualche minuto. Ognuno di loro, in maniera esponenziale, ingrossava il disagio e rafforzava la protesta. Gli autotrasportatori, in sostanza, sono stati il mezzo che ha reso visibile la manifestazione. Un esercito di gente per bene, con poche e meste competenze, non proprio compatto ma unanime nel minaccioso slogan “L’inizio della fine!”…ma la fine di chi?

 

 

 

I media hanno avuto pane fresco per 48 ore circa perché alla 49esima ora era già stantio, e mentre Anita si era già defilata classificandoli “movimenti estranei all’autotrasporto”, Trasportounito imperterrito postava su facebook lettere di commiato e immagini di altri scioperi scaricate da google. Irripetibili i commenti dei loro seguaci.

 

E così, giorno dopo giorno, l’entusiasmo si è smorzato e il 12 dicembre a Modena Nord gli “amici dei Forconi” chiedevano moneta per ristampare volantini. Lascio a voi immaginare il mutuo imbarazzo.

 

Il network ha un potere enorme, determina gli stati d’animo, raggruppa le specie umane e definisce le appartenenze; basta poco, basta uno e tutti i suoi gli vanno dietro! Il network arde in fretta ma non può mentire ed è nelle nostre mani. Dovremmo esserne più consapevoli e responsabili, e potremmo essere più scaltri!

 

La professata “fine” si è conclusa il 18 dicembre a Roma, dimessamente….poi era quasi Natale e tutti si sono affrettati ad andare a comprare i regali. Povera Italia.

 

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