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Non solo EXPO

Senza retro pensieri, vado direttamente al sodo. “Chapeau”! A chi si è impegnato per anni a realizzare un progetto del genere. A chi è riuscito a far partecipare i più importanti Stati del Mondo. A chi ha scelto il concept  dell’EXPO, che ha visto protagonista il tema ”nutrire il Pianeta”  declinato nei vari aspetti scientifici e socioeconomici. La forza comunicativa dei contenuti, l’estetica dei contenitori, la visione a tutto campo delle problematiche reali che condizionano l’alimentazione dei popoli del Pianeta, la capacità di valorizzare le origini, le biodiversità e le tipicità degli Stati partecipanti, senza mettere in ombra i Paesi più poveri, sono stati i valori vincenti dello scenario simbolico che ha collegato magistralmente l’intera esposizione. Posso esprimermi parzialmente  poiché, come tutti sappiamo, il successo è stato talmente grande che le file “obbligate” che abbiamo dovuto fare, ci hanno impedito di avere una visione completa di tutta l’esposizione. Credo comunque che il Padiglione Zero, impeccabilmente progettato da Michele de Lucchi, assieme al padiglione Italia, curato nei minimi dettagli, dallo Studio Nemesi & Partner siano stati i pilastri fondamentali  di Expo.  Quello che hanno presentato Stati come il Kazakhstan, gli Emirati Arabi, L’Austria, il Belgio, la Svizzera ,il Giappone e molti altri, sono stati esempi di un impegno progettuale e culturale di altissimo livello. La Carta di Milano, ottima iniziativa che passerà alla storia , come uno dei documenti fondamentali e strutturalmente impegnativi per tutti coloro che vorranno sottoscriverla a difesa dell’Ambiente e per una crescita sostenibile, rappresenta una pietra miliare per difendere il futuro delle prossime generazioni. Un apprezzamento lo vorrei dedicare anche all’iniziativa imprenditoriale di Oscar Farinetti, che con la sua nuova avventura di “EatItaly” sta tutelando  i valori delle produzioni alimentari italiane, investendo sul Made in Italy, che non sempre è sufficientemente difeso dai nostri politici.

Vorrei  anche segnalare, agli amici che passeranno per Padova o abitano nel Veneto, che al Centro Culturale Altinate San Gaetano (ex tribunale di Padova) è stata inaugurata una splendida mostra dal titolo: ”FOOD-la scienza dai semi al piatto”. Sarà aperta fino al 28 febbraio 2016. Una straordinaria esposizione che affronta il tema del cibo dal punto di vista scientifico, svelandone tutti i segreti dall’origine al piatto. Gli organizzatori si sono ispirati a Pellegrino Artusi, che con la sua “Scienza in cucina e l’Arte del mangiar bene” pubblicata nel 1891, pose le basi di quella che sarebbe diventata una delle cucine più importanti del mondo, la cucina italiana, introducendo il metodo scientifico con la redazione di un manuale di gastronomia. Da allora sono cambiate molte cose. FOOD, la mostra che potete visitare a Padova, vuole raccontare questo rapporto che dura da secoli. Proprio in occasione di EXPO, è stata organizzata questa mostra, attraverso un percorso ricco di spunti, spesso con materiali interattivi, grazie ai numerosi percorsi espositivi. Molto interessanti per i giovani studenti sono gli itinerari didattici, nei quali si possono trovare divertenti possibilità di apprendimento  e riflessione su temi di grandissima attualità e importanza: dalla storia degli alimenti alla sostenibilità della filiere di produzione agroalimentare per il futuro del nostro Pianeta. Le sezioni della mostra tracciano il percorso del cibo dai  semi al piatto. Le quattro sale sono dedicate ai temi:  ”Tutto nasce dai semi” – “Il viaggio e l’evoluzione degli alimenti” – “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene” – “I sensi. Non solo gusto”.

Impossibile descrivervi in queste poche righe i contenuti. Vi possiamo solo invitare a “gustarveli” di persona. www.mostrafoodpadova.it

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Avanti popolo.. alla riscossa!

Non sembra vero… ma quasi alla fine dell’anno possiamo dire che è realtà. Anche i veicoli pesanti rialzano la testa. Non aggiungo nient’altro se non riportare il comunciato stampa di Econometrica che pubblica i dati dei primi mesi 2015. Avanti così.. Avanti la riscossa!

 

Nei primi otto mesi del 2015 in Italia le immatricolazioni di autocarri pesanti (e cioè con portata di 16 tonnellate ed oltre) sono aumentate del 24% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aumento medio delle immatricolazioni di autocarri pesanti registrato nello stesso periodo nei paesi dell’Unione Europea è stato del 20,7%, e quindi sensibilmente minore rispetto a quello del nostro Paese. La crescita registrata in Italia supera quella della Francia (10%) e della Germania (3,6%). Questi dati sono resi noti dal Centro Ricerche Continental Autocarro e derivano da un’elaborazione di Acea.
Anche il mercato degli autobus in Italia ha fatto registrare un andamento positivo. Nel nostro Paese infatti nei primi otto mesi del 2015 le immatricolazioni di autobus sono aumentate del 15,1%. Nello stesso periodo l’aumento medio registrato nei paesi dell’Unione Europea è stato del 16,5% e quindi maggiore rispetto a quello italiano.
“La crescita delle immatricolazioni nei primi otto mesi del 2015 – sottolinea Daniel Gainza, direttore commerciale di Continental CVT – testimonia che il settore dei veicoli pesanti in Italia è in ripresa. Un’ulteriore conferma di questo andamento positivo è anche l’aumento della percorrenza autostradale dei mezzi pesanti” (+2,9% nei primi sei mesi del 2015, secondo i dati rilevati da Aiscat).

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Anche i Tedeschi piangono

Un popolo che fa dell’integrità morale e della perfezione industriale la propria bandiera. Un popolo che, a più riprese, si permette di giudicare e “bacchettare” come una maestrina l’operato degli altri Paesi, in primis il nostro. Un popolo e un governo che si elegge (da solo) a capo dell’intera Unione europea, ponendosi come garante di leggi e morali a livello continentale.

Un popolo che, a mio avviso, farebbe bene ad abbassare la cresta dato che, nell’arco di un paio d’anni, è già la seconda volta che fa una figura barbina, a dir poco. Tutti sgomenti, tutti arrabbiati contro il proprio governo, tutti indignati.
Credo, però, che come dico sempre parlando del nostro di popolo, lo Stato e il Governo sono lo specchio della nostra realtà sociale e della nostra cultura.

Certo, forse i nostri politici o industriali o manager che dir si voglia non avrebbero fatto mea culpa pubblicamente come Winterkorn, arrivando a dimettersi anche senza avere la certezza di un diretto coinvolgimento.

 

Oggi, comunque, vediamo i tedeschi piangere. Ma non saranno gli unici purtroppo. La mazzata arrivata su Volkswagen si riperquoterà inevitabilmente su tutto il settore automotive, proprio ora che si stava finalmente uscendo dal tunnel.
Coloro che vedono i veicoli a motore come il Diavolo cavalcheranno l’onda, additando l’industria automobilistica non più solo come gli inquinatori del nostro Pianeta, ma anche come i truffatori e mistificatori dell’intera umanità.

Abbiamo appreso ormai che la “truffa” si è realizzata attraverso un software che agisce sulle centraline. E le centraline le hanno tutte le automobili oggi. Inoltre Bosch (produttore del software e delle centraline in questione) fornisce non solo al gruppo tedesco, ma a numerose Case automobilistiche.

Vedremo, duqneu, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi come lo tzunami si propagherà nel settore e come le Case saranno capaci di dimostrare la loro innocenza e anche come sapranno modificare comunicazione e direzione commerciale. Magari, questo terremoto darà una spinta più forte verso motorizzazioni alternative e assolutamente pulite. Cosa che non farebbe certo male al nostro pianeta.

Intanto i tedeschi piangono. E noi attendiamo di vedere chi altro lo farà.

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Cambiare marcia

Fra i tanti valori positivi che singolarmente abbiamo, a noi italiani manca sicuramente la cultura dello  spirito collettivo  il senso della comunità.

E’ dalla e nella  comunità che sorge e  approda la solidarietà. Dobbiamo distinguere la comunità politica(italiana) dalla comunità sociale. Il modello della  prima è  più simile ad un’associazione “a delinquere” poiché il continuo aggiornamento degli abusi economici e di potere  compiuti dalla maggioranza dei politici locali, sta travolgendo definitivamente la capacità di risollevarsi  dell’intero sistema politico del Paese.

L’immobilismo del governo in materia di politica europea, l’incapacità dello stesso di esprimere una concreta strategia di accoglienza dei migranti,  sono state  stata messa alla prova sia dalla Francia che dalla Gran Bretagna. Nel caso dei migranti e dalla Germania e la Francia nel caso del default Greco.  A mio parere, per quanto riguarda l’immigrazione illegale, la lezione ricevuta da due nazioni, a cultura colonialista per testimonianza storica, avrebbe dovuto far riflettere i nostri governanti e indurli  immediatamente a  reagire dimostrando l’efficienza dei nostri controlli e la capacità di prendere delle decisioni, oramai irrinunciabili, di rimpatriare i migranti economici e stendere un piano di accoglienza per i cosi detti profughi, solo se  in possesso di domanda di asilo. Tutto questo non è stato fatto, anzi. Le navi straniere, che rappresentano i Paesi disponibili al soccorso ma non all’accoglienza, dimenticano di esercitare il diritto/dovere di essere Stato in navigazione. Nel senso che i migranti soccorsi da una nave inglese, dovrebbero essere accolti   in GB. Questa nave invece come si comporta? Scarica i migranti soccorsi nelle coste italiane, negando l’accoglienza terrestre nel loro Paese. Per quanto potremo andare avanti così? Ingoiare, far finta di non vedere, assistere pavidi all’arrivo di centinaia e centinaia di migranti i quali sono spesso scaricati nelle stazioni delle città e lasciati in balia di loro stessi.

Ho descritto questo fatto non potendo credere che il governo non abbia pensato,programmato e diramato  un piano tecnico di accoglienza e sistemazione, che solo i prefetti dovrebbero avere la professionalità e il ruolo istituzionale  per metterlo in atto. Ma non è così. 

Il paradigma di fondo, che viene travisato dall’opinione pubblica è così classificabile: abbiamo una classe politica che si trova all’opposizione che invece di proporre soluzioni o piani realizzabili, magari  con fantasia,fa patetica e continuademagogia elettorale, senza rendersi conto che se fossero loro al Governo (come è stato  Maroni per 4 anni) non sarebbero in grado (come si dice) di tirar fuori dal buco nemmeno un ragno.Questo è l’aspetto etico ed estetico, calpestato e mistificato, che innervosisce  mantenendole però intellettualmente immobili le persone serie, ma che conquista, attraverso un populismo televisivo di maniera, migliaia di cittadini che continuano ad essere allocchi politici. Mi chiedo come possiamo cambiare questa classe politica.

Perché non andiamo a elezioni anticipate? Non pensate, cari lettori, che il nostro Paese sia destinato a franare verso un più strutturato commissariamento politico europeo o una fine molto vicina a quella riservata dalla Grecia? Noi italiani mettiamo molto “di nostro” per farci del male da soli.

Guardate la parabola politica del cavaliere. Costellata da scandali di tutti i tipi messi  a scadenza nell’agenda della magistratura, il tycoon milanese rischia di passare alla storia più per gli incontri avvenuti sotto le lenzuola con avvenenti fanciulle, che per le riforme  realizzate o per aver avuto  la capacità di creare una classe dirigente da lui indipendente. Se poi ci chiediamo il livello di reputazione costruita in Europa  dobbiamo praticamente ammettere e capire perchè  Paesi come la Germania e la Francia  snobbino la classe politica italiana; mentre Nazioni come il Brasile e l’India nemmeno ci considerano interlocutori politici attendibili, umiliandoci con i noti casi  di  mancato rispetto del diritto internazionale riferiti alla messa libertà di quell’assassino ( sentenza in giudicato) di Battisti o alla mancata  concessione della libertà dei marò, a mio parere. arbitrariamente trattenuti.
Parliamo ancora una volta delle carceri: continuano ad esserci, in tutto silenzio, provvedimenti svuota carceri. Invece di costruire nuove Case di pena,si lasciano in libertà criminali che dovrebbero restare in prigione. Anche in questo caso pensiamo perché non sono state interpretate correttamente applicate le normative di legge in vigore. Per casi simili in Francia o in Germania gli arrestati restano in carcere.Da noi  la giustizia è cieca ma i criminali ci vedono benissimo.

Il problema delle super pensioni e dei privilegi dei politici indagati o passati in giudicato:perché non vengono eliminati questi privilegi? Guardate quel gradasso di Galan, che continua a percepire quasi 15.000 euro al mese, da spendere nella prigione dorata della sua villa di campagna. La corruzione: mezza Italia politica  e mezza Italia della P.A. è soggetta corruzione. Serviranno anni di nuova cultura verso il rispetto delle leggi, con una nuova coscienza collettiva, grazie alla quale far crescere un nuovo senso civico.

Altra ingiustizia, di cui non si parla mai: i quasi 400 morti fra i militari italiani che hanno operato in Bosnia, contaminati dalle radiazioni dell’uranio impoverito, vittime di patologie oncologiche che li hanno costretti, assieme ai loro famigliari, a calvari impossibili. Cito il caso, sentito alla radio, della signora Giorgi, che ha perso il marito dopo 7 anni di cure, rivelatesi purtroppo inutili. Lasciata sola dallo Stato, ha tre figli adulti senza lavoro, sentendosi del tutto abbandonata dalle Istituzioni. Riducendo le pensioni oltre  un certo tetto, sarebbe possibile fare un Fondo d’indennità per aiutare  le famiglie disgraziate, con vittime causate dell’uranio impoverito.

Questo problema assieme ad altri mille. Un’Italia non solo mal governata, ma debole con i forti e forte con i deboli. Ingiusta, antidemocratica, disorganizzata, corrotta che non riesce a dimostrare ai cittadini una linea di svolta della propria governance.   
C’è pochissimo tempo per cambiare democraticamente. Andiamo subito alle lezioni anticipate. Poi soccomberemo ai più forti, agli immigrati illegali ed ai criminali organizzati.  Un futuro drammatico per la quotidianità e senza speranza per il nostro modello sociale. Dobbiamo ribellarci.

Leggiamo “La Corsa verso il nulla” di Giovanni Sartori euro 12.90 (acquisto on line)

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Due facce, due razze

Noi non siamo la Grecia. Esordisco così per commentare quanto successo nella “culla della cultura” e, qualcuno dice, della democrazia.

Non lo siamo per due motivi contrapposti: primo perchè da noi di democrazia ce n’è veramente poca, a partire da un Primo Ministro che si autoproclama tale, senza alcuna volontà popolare. E in questa affermazione non entro nel merito della buona o cattiva conduzione del Paese in questo ultimo anno e mezzo.
L’altro motivo, invece, è che noi non siamo così cocciuti da voler sbattere contro un muro, pur di non abbassare la testa nel momento del bisogno.

L’Europa è un progetto fallimentare. Su questo non c’è dubbio. La gestione del fattore Grecia ne è l’ultimo esempio, ma lo è anche l’asse Franco-Tedesco che esclude tutti gli altri Stati membri, così come l’impossibilità, dopo tanti anni, di mettere in pratica una politica “estera” comune.
D’altro canto, però, indietro non si torna o, se si decide di farlo, lo si fa pagando un prezzo altissimo. E quindi la poiltica arrogante di Tsipras non può che portare al “suicidio” sociale ed economico del suo Paese, spinto dall’insoddisfazione per una politica corrotta e dall’esasperazione di una povertà sempre più dilagante.

Vi ricorda qualcosa? Sì… il rischio è proprio questo: cadere anche noi nell’errore di seguire improvvisati politici che sanno solo fare proclami contro tutti e tutto, cavalcando l’onda dell’esasperazione. Non facciamo questo errore. Restiamo fedeli alla nostra capacità di barcamenarci nelle situazioni più difficili. Pro e contro di un popolo che ha vissuto prima ciò che sta vivendo ora l’Europa. Non cadiamo anche noi nell’oblio delle facili rivoluzioni. Perchè allora sì che dovremo dire … “Una faccia, una razza”.

 

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Ne rimarrà una sola!

In tempi non sospetti, l’allora CEO di Iveco, Giancarlo Boschetti disse: “Ne rimarrà una sola… “, riferendosi alle Sette Sorelle e parafrasando una nota frase di un famoso film. Era la fine degli anni ’90, e il Costruttore nazionale era la perla del gruppo Fiat con alla guida un Amministratore Delegato e non un brand manager (con i suoi pro e contro).

Boschetti probabilmente ha voluto lanciare una provocazione, ma di sicuro ci ha visto lungo. Vero è che i “brand” ovvero i marchi che brillano sulle calandre dei Tir in circolazione sono sempre sette – per ora – ma le compagini sociali, rispetto ad allora, si sono notevolmente modificate, andando proprio nella direzione indicata dal manager torinese: Mercedes, o meglio Daimler si è da tempo staccata dal partner Chrysler, rimanendo ancora, insieme a DAF, una azienda senza “soci/concorrenti”, la stessa IVECO è confluita nell’universo CNH Industrial, emntre chi ha fatto il colpo grosso (dal punto di vista di unificazioni) è il colosso Volkswagen che si è accaparrata il controllo di Scania ed MAN. Marchi e strategie commerciali ben distinti al momento, ma movimenti di manager e spostamenti di impianti fanno presagire future e più strtturate “sinergie”.

Ed è proprio di ieri la notizia che fa fare un ulteriore passo verso la “teoria Boschetti”. Non è certo un mistero, infatti, che Renault Trucks e Volvo Trucks operino da tempo sotto lo stesso tetto, condividendo componentistica, linee di produzione e alcune funzioni direzionali, ma proprio ieri, appunto, l’unione si è fatta più massiccia con la nomina di Giovanni Lo Bianco, già amministratore delegato di Volvo Trucks Italia, nel ruolo di Vice-President del Volvo Group Trucks Sales Italia. Un incarico, questo, che lo porterà ad assumere la responsabilità delle attività di Renault Trucks Italia e di Volvo Trucks Italia.

Senza dubbio vedremo ancora per molti anni circolare sulle strade Losanghe, Grifoni, Leoni, Stelle e gli altri marchi dei nostri amati camion, ma di certo le evoluzioni societarie e strutturali all’interno dei grandi gruppi mondiali, prima o poi, si riperquoteranno, nel bene o nel male, anche sul prodotto. Ovviamente noi ci auspichiamo e siamo convinti che sarà nel bene!

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I 10 comandamenti

Con il rischio di essere ripetitivo, ancora una volta l’oggetto della sterzata è la lotta ai consumi di carburante! Nonostante le nuove Gamme Euro6 abbiano delle catene cinematiche dalle performance più alte abbinate a consumi più bassi e nonostante il costo del petrolio sia ai minimi degli ultimi anni, il consumo di carburante rimane il nemico numero uno da combattere. Giusto per inquadrare l’argomento, ricordiamo che un risparmio di carburante del 5%, tradotto in soldoni significa 2/3000 euro all’anno. Ad oggi, il costo del carburante, è l’unico variabile e comprimibile, tra i tanti costi fissi che ritroviamo per la gestione di un veicolo.

Se da una parte la riduzione dei consumi si ottiene grazie all’evoluzione delle tecnologie, supportate da gestioni elettroniche sempre più sofisticate, dall’altra il vecchio fattore umano rimane una variabile su cui si deve lavorare. Tempo fa abbiamo realizzato un opuscolo con 10 consigli di guida per ridurre il consumo di carburante. Nel preparare la pubblicazione ci siamo basati sul buon senso, sull’esperienza ma abbiamo usato anche un pizzico di creatività. La nostra esperienza è stata costruita nel corso degli anni attraverso i corsi di formazione che noi, come le altre case costruttrici, svolgiamo con i trasportatori. Si potrebbe concludere dicendo che alla base di tutto rimane sempre l’uomo. Ebbene leggendo qua e là, si vede come l’evoluzione tecnica dei veicoli tenda a diminuire se non a ridurre del tutto la variabile umana. Tutto ha avuto inizio qualche anno fa, con l’introduzione di veicoli sempre più facili da guidare, mezzi che non consentivano errori di guida, con motori più elastici, che permettevano anche ai meno esperti di avere una guida facile e sicura. L’evoluzione tecnologica dei veicoli sta puntando ad un monitoraggio continuo che consenta al conducente di adottare automaticamente lo stile di guida più adatto al percorso e alle necessità ambientali… della serie. “tu gira il volante che al resto ci pensiamo noi”. Solamente una ventina d’anni fa ciò sembrava fantascienza. Ma questo è niente se lo paragoniamo a quello che ci aspetta in un futuro più o meno prossimo. Sto parlando dei veicoli senza autista, dei veri e propri convogli di mezzi che, come i bravi bambini in gita che si tengono per mano e seguono la maestra, nel nostro caso il capo convoglio. La mano per i truck è ovviamente virtuale.

Ora mi chiedo, come saranno i veicoli del futuro se non avranno più l’autista? Oggi i prototipi utilizzati sono veicoli dall’aspetto tradizionale, opportunamente modificati. Un domani se non ci sarà più nessuno alla guida la forma delle cabine sarà stravolta, forse lo stesso concetto di cabina sparirà. Immaginate l’opuscolo dei 10 consigli di guida per ridurre il consumo di carburante… cosa scriviamo? Raccomandare alla centralina elettronica di non distrarsi flirtando con quella dell’Ad Blue, oppure di mantenere la memoria libera senza infognarsi in aree internet poco raccomandabili? Immaginiamo cosa non servirebbe più in cabina. Innanzitutto i sedili, non essendoci più l’autista a cosa servirebbero?. Ogni volta che si vorrà spostare un veicolo manualmente, basterà l’intervento di un incaricato che anche a distanza avrà la possibilità di muoverlo a suo piacimento come fosse un modellino radiocomandato. Oggi tutti noi ci vantiamo per aver trovato posto per tutto, nel senso che tutti gli oggetti ed effetti personali hanno un contenitore dove essere riposti o alloggiati. Dai vestiti al microonde, dal frigorifero ai documenti. Ebbene, sparirebbero anche tutti i ripostigli e gavoni. A questo punto si potrebbe dare una forma nuova alla cabina, dando una forte inclinazione al parabrezza. Attenzione pero, a questo punto sparirebbe anche la zona notte, che bisogno c’è di avere una brandina? E allora via il parabrezza inclinato, seghiamo di netto il tetto e la risolviamo subito. Cosa rimarrebbe in cabina? La leva del cambio? Via! Il volante? Idem. Sembra proprio che la cabina del camion sia proprio destinata a sparire.

Questo scenario avrebbe ovviamente delle ripercussioni sulla società. Ad esempio, che fine faranno tutti quegli artisti che aerografano dei capolavori sulle cabine? E le tanto attese aree di sosta? Vuoi dire che i nostri politici hanno già in mente questo scenario visto che il ministero competente prevede una riduzione delle aree di servizio e sosta in autostrada? A proposito di aree di sosta, come potrebbero riciclarsi le trattorie del camionista? Domande senza risposta, però pensiamoci bene, prima o poi il futuro arriverà. Intanto continuo a pensare ai 10 comandamenti… pardon, consigli.

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Gli statisti di questo Paese

Il primo sentimento quotidiano che accompagna la maggior parte degli italiani nella sveglia mattutina, è la nausea. Una nausea del tutto politica. Anzi è uno stato che preclude l’inquietudine in cui siamo caduti, dato il livello della classe politica che ci sta governando, sia di maggioranza che all’opposizione.

Ci siamo appena liberati dal ventennio terribile, massacrante e vergognoso della banda del boss di Arcore, che ha fatto sprofondare gli Italiani nella più lunga crisi mai esistita dal dopoguerra a oggi. Le tracce lasciate in Europa dalla sua “dittatura mediatica” hanno portato il nostro Paese alla perdita di ogni peso politico, internazionalmente parlando, ed alla frantumazione della reputazione politica dell’intero Paese. La vicenda delle multe da pagare sulle quote latte, da noi sollevata in tempi non sospetti in questa rubrica, la vicenda dei marò, la dimostrazione dell’irrilevanza politica dell’alto rappresentante per la politica estera dell’UE. Tre casi emblematici che rappresentato la statura dei nostri politici, simbolicamente destinati a non diventare statisti.
Ma la vergogna infinita continua grazie ad un Parlamento per un terzo praticamente inutile, condotto da un comico diventato patetico e incapace di capire quali potrebbero essere state le valenze politiche di una così grande rappresentanza politica in Parlamento. E il quadro si completa con le ruberie della Lega, o meglio della famiglia Bossi & Co, che dopo essersi battuto per anni contro Roma ladrona, ha fatto la figura, rubando il possibile, del “pezzente politico” privo di ogni dignità personale, culturale, sociale, politica.
Si affacciano dunque i nuovi “statisti” come tale Salvini, che da Bossi ha ereditato il profilo politico volgare, arrogante, menzognero e ciarlatano e che si fa mantenere dall’Europarlamento a ventimila euro al mese, senza mai essere presente. Per contro, il povero leghista segretario in carica, continua a “vomitare” menzogne nei confronti di chi vuole cambiare questo Paese, e non prova la minima vergogna per gli oltre 60 milioni di euro che è costato agli Italiani la chiusura della Padania, il bollettino della Lega.

Per trovare ordine, rispetto delle leggi ed efficienza amministrativa pubblica, dovremmo compiere una rivoluzione copernicana della P.A. e licenziare i “farabutti” che non hanno voglia di lavorare e mettere in prigione chi si fa corrompere quotidianamente. Non basta: dobbiamo costruire nuove carceri o requisire le Caserme sfitte e usarle per mettere tutti i delinquenti che sono in libertà. Oppure ci conviene dichiarare guerra alla Germania alle 8 del mattino e alle 20 arrenderci così diventiamo tutti tedeschi! Forse è l’unica, paradossale e purtroppo irrealizzabile soluzione possibile per rimettere in piedi questo Paese, senza regole, senza onore e senza orgoglio.

Altro conato di nausea: la Mogherini in una delle cariche più alte della UE. Quale più grande umiliazione politica poteva subire il nostro Paese nel vedere Hollande e Merkel in riunione con Putin, senza la presenza dell’alto rappresentante della politica estera della UE? Avete visto il curriculum della Mogherini? Ma dove stava la mente di Renzi quando ha nominato una seppur giovane e bella signora, ad assumere quella carica? Lo ha fatto apposta per farsi ridere dietro le spalle dagli altri Paesi europei o ha dovuto accettare l’imposizione dei potenti, i quali hanno concesso all’Italia questa posizione a patto che ci fosse una persona non qualificata ed inesperta, al fine di non intralciare il loro ruolo primario di veri depositari della politica estera dell’Europa?

L’ultimo pensiero va ai grillini ed ai dissidenti pidiellini. Patetici entrambi. Privi di dignità politica e di senso dell’onore nei confronti degli italiani, dei propri elettori e del mandato politico che hanno ricevuto dalla gente e consacrato dalla Costituzione. Senza coscienza politica individuale né tanto meno collettiva! Gente da eliminare democraticamente alle prossime elezioni.

Coerente con il titolo, vi trasferisco i nomi dei pochissimi statisti che abbiamo avuto e che stanno crescendo nel nostro Paese (vedremo se la storia confermerà): Ilona Staller, Benito Mussolini, “Beato” Marcello Dell’Utri, “Bistecca” Verdini, “Bocca di Rosa” Santanchè, “ Manolesta” Bossi e Giulio “Belzebù”. Per questo l’umanità è composta più di morti che di vivi, anche se qualcuno è ancora in vita.
Leggetevi questo libro: ”La Destra siamo noi” di Giampaolo Pansa. Ed. Rizzoli.